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Apparecchi per magnetoterapia

Cosa sono gli apparecchi per MAGNETOTERAPIA ?, tanti medici li consigliano e prescrivono, ma sappiamo cosa sono?
Approfondisci grazie a questo piccolo supporto cosa è e a cosa serve la magnetoterapia:

MAGNETOTERAPIA, TERAPIA FISICA STRUMENTALE

La magnetoterapia è uno dei mezzi fisici impiegati nella terapia fisica strumentale.
Altri sono l’elettroterapia, gli ultrasuoni, la laserterapia, la diatermia ecc.
La magnetoterapia consiste di un dispositivo elettronico che emette campi elettromagnetici che vengono trasferiti al paziente tramite determinati applicatori.
Esistono due modalità principali di emissione di campi magnetici prodotti dai circuiti elettronici:

Entrambe le tecniche producono campi elettromagnetici pulsati (elettromagnetici poiché prodotti da un circuito elettronico che genera una corrente, pulsati poiché entrambi sono emessi in frequenza e non in modalità continua).
Si parla quindi di CEMP acronimo di Campi Elettro Magnetici Pulsati.
La magnetoterapia agisce a livello cellulare ripristinando l’equilibrio energetico della cellula stessa.
Più precisamente tutte le cellule essendo organismi viventi sono dotate di energia, nello specifico una carica elettrica che può essere compresa tra -55 e -90 mV corrispondente alla differenza di potenziale tra l’ambiente intra ed extra cellulare.
Quando le cellule si ammalano, per una infezione o un trauma, o qualsiasi altra causa, perdono parte della loro carica energetica.
Lo scopo della magnetoterapia è proprio quello di ripristinare la carica elettrica al fine di ripristinare l’equilibrio fisiologico della cellula.
Per questo spesso si parla anche di BIOSTIMOLAZIONE CELLULARE.

Tra le principali applicazioni terapeutiche troviamo:

  • Osteoporosi
  • Fratture
  • Cervicalgia
  • Distorsioni
  • Contratture muscolari
  • Dolori lombo-sacrali
  • Osteonecrosi
  • Artrosi/artriti
  • Ritardi di calcificazione
  • Algodistrofia
  • Epicondilite/Epitrocleite
  • Dolori muscolari
  • Reumatismi

Le patologie appena elencate rientrano nei trattamenti riconosciuti dal Ministero della Salute a fini terapeutici e quindi inclusi nei piani di marcatura CE dei dispositivi per magnetoterapia.
Nello specifico il Ministero della Salute riconosce le terapie relative al solo ambito muscolo/scheletrico.
Questo aspetto risulta importantissimo se si considera che alcuni produttori includono nella destinazione d’uso delle proprie apparecchiature trattamenti quali:

  • Asma
  • Insonnia
  • Bronchite
  • Drenaggio
  • Rughe
  • Acne

Questi, non sono supportati da una solida validazione clinica che ne dimostri la reale efficacia, quindi non possono essere considerati come terapie associabili a dispositivi medici per magnetoterapia.

( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

MAGNETOTERAPIA – DOMANDE FREQUENTI

1. Quale apparecchio per magnetoterapia scegliere?

Il mercato offre una gamma molto ampia di dispositivi per magnetoterapia.
Per l’utilizzatore finale può risultare difficile orientarsi tra i diversi modelli che differiscono per numero di programmi, tipologia di applicatore e non ultimo il prezzo.
Prima di tutto è fondamentale assicurarsi che si tratti di un dispositivo medico con relativo certificato CE rilasciato dall’ente autorizzato dal Ministero della Salute.
Tale documentazione è pubblica e quindi disponibile in caso di richiesta da parte dell’utilizzatore finale o eventualmente scaricabile collegandosi al sito web dedicato.
Questa verifica permette di effettuare un’accurata selezione, eliminando tutti quei dispositivi che non risultano essere certificati e quindi affidabili.
Superato questo aspetto è consigliabile scegliere il modello che consenta di effettuare il trattamento secondo quanto indicato dalla diagnosi medica.

2. La magnetoterapia ha molte controindicazioni?

La magnetoterapia è una delle terapie fisiche con il minor numero di controindicazioni come viene evidenziato anche dai numerosi studi clinici effettuati con onde elettromagnetiche.
Vanno rispettate alcune avvertenze di base indicate nei manuali d’uso che riguardano: pazienti in stato di gravidanza, tubercolosi, diabete giovanile, malattie virali (in fase acuta), micosi, soggetti con cardiopatie, affetti da tumori, aritmie gravi o portatori di pacemaker, bambini, portatori di protesi magnetizzabili, infezioni acute, epilettici (salvo diverse prescrizioni mediche).
La maggior parte delle controindicazioni sono indicate in via cautelativa da parte dei produttori che tendono a tutelarsi per evitare rischi potenziali.
Per quanto riguarda le protesi magnetizzabili, ricordiamo che non sono più in commercio ed impiegate da almeno 40 anni (in particolare le moderne protesi d’anca o ginocchio non interagiscono con i campi magnetici della magnetoterapia).
Un ulteriore dimostrazione che il campo magnetico è innocuo per l’organismo (salve le avvertenze descritte sopra) è rappresentata dal fatto che nessuno si preoccupa se una calamita (fino a 4000 Gauss di intensità) faccia male: eppure nel vivere quotidiano ne siamo a contatto costantemente! (Es. le batterie dei cellulari, casse acustiche, ecc.)

3. Come agisce la magnetoterapia?

La magnetoterapia agisce sulle singole cellule del corpo “ricaricandole” di energia.
Le cellule vive, sia nervose che muscolari, ed in genere tutte le cellule del corpo, possiedono un potenziale elettrico, definito potenziale elettrico di membrana a riposo (Em), calcolato dalla differenza di carica elettrica intra ed extra cellulare.
Tale valore oscilla, in funzione del tipo cellulare, da -55 a -90 mV.
Più basso è questo differenziale di potenziale e più bassa è la vitalità della cellula.
In generale, in seguito ad una lesione muscolare, un trauma, una ferita, una malattia, o altri eventi negativi, le cellule circostanti l’area interessata, perdono parte della loro carica elettrica (cioè variano il loro differenziale di potenziale).
In alcuni casi è possibile reintegrare la parte di carica persa (biostimolare): il campo magnetico generato è in grado di trasferire carica elettrica alla cellula stessa.

4. Perché la magnetoterapia è efficace contro il dolore?

Tale efficacia si basa in particolare sulla pulsazione del campo magnetico che viene attivato, poi spento, poi attivato di nuovo in rapida sequenza.
Questo meccanismo “condiziona” la cellula che viene stimolata con una sequenza di campi magnetici che cedono energia alla cellula “ricaricandola elettricamente”.
Le modificazioni biologiche indotte dai campi magnetici sulle membrane biologiche, sulle cellule e sui vasi determinano effetti terapeutici di vario tipo: antinfiammatorio, antiedemigeno e stimolante della riparazione tissutale.
Il rilassamento della muscolatura, ottenuto con la magnetoterapia, contribuisce a sua volta a migliorare la microcircolazione, le fibre lisce si rilassano e si produce un effetto di vasodilatazione, il rilascio di endorfine contribuisce ad elevare la soglia del dolore, ed una leggera iperemia produce un effetto antinfiammatorio.

5. Per quanto tempo e per quante volte al giorno si può utilizzare la magnetoterapia?

Per un buon trattamento di magnetoterapia è fondamentale consultare prima di tutto il proprio medico per identificare la patologia.
In generale la magnetoterapia richiede tempi di trattamento medio-lunghi.
Si consiglia di eseguire cicli di 45-60 giorni per la durata minima di 2-3 ore giornaliere, salvo diverse indicazioni da parte del medico.
Se necessario è possibile ripetere il trattamento più volte durante l’anno (per esempio in caso di artrosi, artriti, osteoporosi e dolori articolari).
Ad ogni modo non ci sono rischi di sovradosaggio perciò è possibile fare anche terapia notturna per diverse ore senza doversi preoccupare.

6. Che cosa significa il termine CEMP?

CEMP è l’acronimo di Campi Elettro Magnetici Pulsati.
Spesso viene utilizzato come sinonimo quando si parla di magnetoterapia a bassa o alta frequenza.
Altri acronimi ricorrenti in letteratura sono:

  • CMP : campi magnetici pulsati
  • PEMF: pulsed electro magnetic fields
  • EMF: electro magnetic fields

Tutti questi termini si riferiscono alla stessa tecnica terapeutica, a differenza dei campi magnetici costanti rappresentati dall’uso dei magneti permanenti (le comuni calamite).
In questo caso non esiste una bibliografia che ne giustifichi l’impiego in campo medico/fisioterapico.

7. Dopo quanto tempo è necessario un controllo dell’apparecchio acquistato?

I dispositivi per magnetoterapia hanno diversi vantaggi se confrontati con altre macchine per terapie fisiche strumentali.
In primo luogo non richiedono materiale di consumo quali gel o elettrodi predellati da acquistare dopo un determinato numero di trattamenti.
I componenti stessi della macchina non sono particolarmente critici come ad esempio succede nei laser che richiedono una manutenzione accurata per via del consumo dell’elemento che produce il fascio di luce (il diodo laser).
Le linee guida per i dispositivi medici suggeriscono un controllo dell’efficienza e sicurezza del dispositivo ogni 2 anni.
Ciò non toglie che un dispositivo per magnetoterapia, se ben utilizzato e conservato, possa durare per tutta la vita.

8. Quali sono gli effetti più importanti della magnetoterapia?

La magnetoterapia ha come scopo principale quello di ricaricare elettricamente le cellule, per questo spesso si parla di biostimolazione cellulare.
Gli effetti prodotti nel corpo umano sono diversi, descriviamo quelli più importanti:

  • Osteogenesi: la magnetoterapia stimola l’attività degli osteoblasti, ovvero delle cellule responsabili della rigenerazione del tessuto osseo. Proprio per questo la magnetoterapia, in particolare quella a bassa frequenza, è indicata per tutte le patologie a carico del tessuto osseo, come ad esempio l’artrosi o l’osteoporosi. Risulta molto indicata per i ritardi di calcificazione in seguito a fratture.
  • Effetto antalgico: il rilassamento del tessuto muscolare decomprime i tessuti adiacenti, la soglia del dolore si alza, la circolazione migliora avendo diminuito la pressione sulle arteriole e le venule e tutto ciò che contribuisce a frenare il processo infiammatorio.
  • Effetto rilassante sulla muscolatura liscia e striata: agisce sulle contratture muscolari, rilassando le fibre e allo stesso tempo decomprimendo le articolazioni su cui agiscono i muscoli interessati, liberandole da un’eccessiva pressione.

9. I dispositivi per magnetoterapia sono efficaci?

La magnetoterapia rappresenta da decenni una terapia consolidata e dall’efficacia universalmente riconosciuta.
Esistono numerosissimi studi clinici in letteratura che riportano l’efficacia della magnetoterapia nel trattamento di svariate patologie con campi elettromagnetici (in particolare a carico dei tessuti ossei ma anche di problematiche di tipo muscolo-legamentose).

( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

MAGNETOTERAPIA A BASSA FREQUENZA E ALTA INTENSITÀ

La magnetoterapia a bassa frequenza e alta intensità consiste in un dispositivo che emette campi elettromagnetici trasferiti al paziente tramite solenoidi.
Un solenoide può essere rappresentato come un filo di rame avvolto, simile ad una molla.
Lungo il filo viene fatta passare una piccola quantità di corrente che genera un campo magnetico le cui linee di forza costituiscono il campo positivo NORD) e quello negativo (SUD).

Nell’uso terapeutico gli avvolgimenti sono schiacciati e il solenoide assume una forma piatta che viene messa a contatto diretto con la parte da trattare, ad eccezione dei solenoidi a cilindro, dove il paziente viene curato posizionandolo all’interno dell’applicatore stesso.
La forma fisica dei solenoidi varia da produttore a produttore e possono essere circolari, rettangolari, cilindrici ed usati singolarmente o contenuti insieme in una fascia.
Indipendentemente dalla forma, l’importante è che siano in grado di generare campi magnetici di intensità e frequenza adeguati.

Nei dispositivi di magnetoterapia a bassa frequenza e alta intensità il campo magnetico viene misurato in Gauss.
Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia dei campi magnetici a partire da intensità molto basse (da 5 Gauss fino a 300 Gauss).
Non esiste tuttavia una relazione diretta tra intensità e durata del trattamento.
Ciò significa che non possiamo affermare che aumentando l’intensità del campo magnetico è possibile diminuire il tempo di trattamento al di sotto dei tempi fisiologicamente necessari.
Un elemento che risulta comune a tutti gli studi è rappresentato dalla necessità di effettuare trattamenti di magnetoterapia per tempi molto lunghi (almeno 30-40 giorni), ripetuti anche più volte durante il giorno.
L’efficacia della magnetoterapia a bassa frequenza e alta intensità è riportata in numerosissimi studi clinici che dimostrano come i campi magnetici pulsati a bassa frequenza siano particolarmente indicati per il trattamento di patologie a carico dei tessuti ossei, ne citiamo alcuni:

  • Osteoporosi
  • Artrosi
  • Artrite
  • Ritardi calcificazione
  • Osteonecrosi
  • Dolori articolari

Inoltre evidenze importanti si hanno anche nel trattamento di problematiche di tipo muscolo-legamentose quali:

  • Epicondilite
  • Epitrocleite
  • Distorsioni
  • Cervicalgia
  • Lombalgia
  • Algodistrofia

( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

MAGNETOTERAPIA AD ALTA FREQUENZA E BASSA INTENSITÀ

Si parla di magnetoterapia ad alta frequenza e bassa intensità quando il campo elettromagnetico viene generato da un segnale elettrico con frequenza portante compresa tra i 18 e i 900 MHz.
Frequenze così alte risultano poco salutari per l’organismo, quindi il segnale portante viene campionato in pacchetti con specifiche frequenze, dette “frequenze terapeutiche”.
Il campo magnetico generato in alta frequenza è caratterizzato da intensità molto basse che vengono misurate solitamente in mW.
Il campo elettromagnetico viene generato da un circuito radiante contenuto all’interno di un apposito applicatore facilmente adattabile alla parte del corpo da trattare.
Come nella magnetoterapia a bassa frequenza l’azione principale è quella di ripristinare la carica energetica a livello cellulare.
I campi elettromagnetici sono in grado di favorire il recupero fisiologico dell’organismo indebolito a causa di una malattia o di un trauma.
Si parla anche in questo caso di campi elettromagnetici pulsati (CEMP).
Gli studi clinici effettuati dimostrano l’efficacia della magnetoterapia ad alta frequenza per tutte le patologie a carico dei tessuti molli, pur mantenendo risultati importanti anche nel trattamento di patologie ossee.

Elenchiamone alcune:

  • Distorsioni
  • Tendiniti
  • Dolori muscolari
  • Lombalgie
  • Sciatalgie
  • Mialgie
  • Artriti-artrosi
  • Dolori articolari

( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’OSTEOPOROSI

OSTEOPOROSI

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata dalla riduzione della massa ossea e dalla compromissione dell’architettura scheletrica nel suo complesso.
La definizione della malattia si basa essenzialmente su criteri anatomopatologici, che attribuiscono allo scheletro particolari caratteristiche di fragilità da rendere l’osso a rischio di frattura anche a seguito di traumi di modesta entità.
Tale condizione di scheletro fragile può essere diagnosticata, grazie alle attuali metodiche sensitometriche, anche in assenza di sintomi, quindi anche in assenza di fratture.
Essendo una condizione che predispone al rischio di frattura, ma che non la rende di per sé necessaria per la definizione della malattia, l’osteoporosi può evolvere in modo tutto asintomatico per lungo tempo, in certi casi anche per tutta la vita.

UN FENOMENO SOCIALE IN AUMENTO

L’osteoporosi, precisa il Prof. Roberto Pessariello, professore ordinario di Radiologia, direttore del Dipartimento di Scienze Radiologiche, Università Sapienza di Roma, è un fenomeno legato all’invecchiamento della popolazione.
Per questo dobbiamo aspettarci che i malati di osteoporosi e con fratture aumenteranno nei prossimi anni.
Poiché l’invecchiamento, aggiunge il Prof.Giovanni Luisetto del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Unità operativa di Endocrinologia, Università degli studi di Padova, è tra le principali cause di riduzione della densità ossea, i paesi con maggior percentuale di anziani sono quelli che risentono maggiormente dell’impatto sociale della malattia.
Le fratture più tipiche a seguito di osteoporosi sono quelle a carico di Femore, Vertebre e Polso.
L’osteoporosi involutiva, la forma che riguarda gli anziani, colpisce almeno il 40% delle donne dopo la menopausa e riguarda fino al 90% gli over 90.
Essendo poi l’osteoporosi una malattia che coinvolge lo scheletro nella sua interezza, il riscontro di una bassa densità ossea in qualsiasi sede è predittivo del rischio di frattura.
In altre parole, quando la massa ossea è troppo scarsa per sostenere sollecitazioni meccaniche minime, si evidenzia una situazione di maggior fragilità dello scheletro.
La bassa densità minerale scheletrica è direttamente correlata al rischio di fratture a Vertebre, Polso ed Anca e rappresenta il maggior fattore di rischio per fratture in queste sedi.
Anche la menopausa precoce è comunemente associata ad un aumento di rischio frattura.
Ma questo, chiarisce il Prof.Luisetto, non tanto perché la perdita ossea sia più rapida, quanto piuttosto perché le donne restano per un periodo di tempo più lungo con una massa ossea più bassa.
Infine, anche l’aver presentato una frattura, anche traumatica, prima della menopausa, aumenta il rischio di frattura traumatica dopo la menopausa.

In presenza di osteoporosi i segmenti scheletrici diventano sempre più fragili e quindi possono fratturarsi anche a seguito di traumi modesti. La qualità di vita, in altre parole, è pesantemente compromessa nel caso in cui si verifichi la frattura di uno o più segmenti scheletrici, in quanto viene meno anche la loro funzione di sostegno.
Nell’anziano, in particolare, l’osteoporosi è subdola proprio perché spesso resta silente anche a lungo.
Quando si manifestano i sintomi, essi di solito consistono in dolori alle ossa, deformità della colonna vertebrale, più o meno sensibile diminuzione di statura e, nei casi più gravi, fratture.
Si ricordi che spesso il dolore vertebrale può essere confuso con quello dell’artrosi, poiché anche questa patologia spesso affligge gli anziani.
Ma sono soprattutto le fratture vertebrali a compromettere la qualità della vita degli anziani: a seguito di esse si verifica una variazione della posizione delle coste, che si inclinano in avanti assieme a tutta la gabbia toracica, che quindi si abbassa.
In questa situazione si possono presentare dolori anche molto forti.
Inoltre, il curvarsi della gabbia toracica in avanti ha conseguenze anche sulla funzione stessa degli organi interni, specie sulla funzionalità respiratoria, perché il movimento del diaframma ne risulta in parte ostacolato.
Le sedi più colpite da fratture vertebrali sono le ultime vertebre dorsali e dorsali medie.
Viene infine aggiunto che anche la postura cifotica, unita all’andatura spesso più incerta dell’anziano e alla diminuzione del senso d’equilibrio, può causare pericolose cadute, che a loro volta possono portare a fratture di arti, spalla, gomito o, caso ancor più grave, del femore prossimale, cioè dell’anca.
Proprio quest’ultima, infatti, costituisce il più grave pericolo per l’anziano, trattandosi di una lesione molto grave, che richiede l’esecuzione di un intervento chirurgico.
Se il ricovero ospedaliero di per sé è relativamente breve, ben più lunga è la fase di riabilitazione, anche se in genere essa ha un buon successo anche nei pazienti più anziani, che di solito riacquistano una buona autonomia.
Vi sono però anche casi più gravi, nei quali l’anziano non riesce più a riacquistare piena autonomia ed è costretto a spostarsi per mezzo di ausili, fino ai casi limite in cui deve muoversi in sedia a rotelle e necessita di continuo aiuto a domicilio o di essere ricoverato in una struttura protetta.

OSTEOPOROSI E MAGNETOTERAPIA

Si tratta dei campi magnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità, che vengono indicati con la sigla CEMP (Campi Elettromagnetici Pulsati) o PEMF in inglese (Pulsed Electromagnetic Fields).
Intensità basse, non superiori a 100G e frequenze ridotte, non maggiori di 100 Hz, sono oggi alla base della Magnetoterapia, una metodica tradizionale, non invasiva, particolarmente indicata per la stimolazione della rigenerazione delle fratture e per rallentare il processo di diminuzione della densità ossea innescato dall’osteoporosi.
La Magnetoterapia può essere applicata in modo mirato, concentrando l’applicazione su particolari distretti anatomici, o in modo totale, sottoponendo l’intero organismo all’azione benefica dei campi magnetici pulsati.
La prima modalità è applicata in caso di patologie localizzate, dovute a trauma, sovraccarico, degenerazione, e nel caso della stimolazione della guarigione di fratture.
La Magnetoterapia totale, invece, viene impiegata per la stimolazione del riequilibrio dell’intero metabolismo e può favorire il rallentamento della perdita di sostanza minerale ossea dovuta all’osteoporosi.
La Magnetoterapia è efficace perché i campi magnetici pulsati (PEMF) interagiscono con le strutture cellulari, favorendo il recupero delle condizioni fisiologiche di equilibrio.
Agiscono sulle membrane cellulari favorendo lo scambio ionico tra i due lati della membrana.
Questo porta a ripristinare il corretto potenziale transmembrana che è fondamentale per assicurare l’apporto di nutrienti all’interno della cellula.
Ancora, nel caso delle cellule nervose il più rapido recupero del potenziale di membrana è in grado di aumentare la soglia di percezione del dolore, inducendo di fatto un effetto analgesico.
La stessa azione a livello delle membrane intracellulari porta al ripristino della produzione ottimale di ATP, la molecola che porta energia a tutte le strutture cellulari dell’organismo.
A livello di organi e strutture anatomiche questi effetti si traducono in analgesia, riduzione dell’infiammazione, stimolo al riassorbimento degli edemi.
In più i campi magnetici pulsati hanno un particolare effetto di stimolazione della migrazione degli ioni Calcio all’interno dei tessuti ossei, che è in grado di indurre il consolidamento della massa ossea e favorire la riparazione delle fratture.

TERAPIA “TOTAL BODY”

Come introdotto precedentemente, l’osteoporosi è una patologia di tipo sistemico, che coinvolge cioè l’intero apparato scheletrico del nostro corpo.
Si rende quindi necessario un trattamento che permetta di intervenire contemporaneamente su tutte le zone coinvolte dalla patologia senza però costringere il paziente a lunghe e scomode sessioni di terapia in cui indossare più applicatori contemporaneamente.
Per trattamenti definiti “total body” vengono in nostro aiuto particolari applicatori come quello in figura. La terapia avviene attraverso un materassino con diversi solenoidi al suo interno in grado di emettere il campo magnetico su una superficie molto vasta.

Uno dei vantaggi principali è quello di rendere possibile la terapia notturna durante il sonno in quanto fornisce una comoda superficie piana su cui riposare.
È adatto anche per la terapia diurna in pazienti immobilizzati o per persone particolarmente attive (es. casalinghe, professionisti, lavoratori autonomi, ecc.) che faticano ad effettuare applicazioni per molte ore collegati ad una fascia terapeutica e preferiscono quindi la terapia notturna.
Tra i migliori materassini magnetici in commercio, vi sono quelli di tipo componibile che permettono il posizionamento mirato dei magneti. Tali materassini ha la peculiarità di poter essere assemblati a seconda delle necessità del paziente spostando i solenoidi al loro interno a seconda delle zone da trattare.

( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’ARTROSI

I primi sintomi dell’artrosi sono i dolori alle articolazioni; il dolore riduce la mobilità, per cui si perde forza e la massa muscolare si riduce.
A causa di questa riduzione, la muscolatura perde parte della propria capacità di ammortizzare gli impatti e le articolazioni finiscono per soffrire di più con il movimento.
Si genera così un processo in cui il progressivo deterioramento sembra inevitabile; con il passare del tempo, le articolazioni più danneggiate sono quelle che hanno bisogno di maggiore ammortizzazione da parte della muscolatura striata; ginocchia, anche e colonna vertebrale soffrono in modo particolare delle limitazioni e del dolore generato da questa patologia.
Il trattamento con magnetoterapia mira alla riduzione del dolore e al ritardo del processo degenerativo che accompagna l’artrosi.
È utile combinare la magnetoterapia con esercizi attivi che favoriscano il rafforzamento della muscolatura vicina alla zona danneggiata dall’artrosi.
Si consiglia anche di ricorrere all’elettrostimolazione per migliorare la forza muscolare senza sovraccaricare l’articolazione.
L’uso dell’elettroterapia, con correnti che migliorano la vascolarizzazione e diminuiscono il dolore, favorisce il processo di riabilitazione complessivo.

  ( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’EPICONDILITE

La magnetoterapia non è la terapia per eccellenza usata nel trattamento dell’epicondilite, ciò nonostante, può essere di grande aiuto nella strategia terapeutica globale e per questo viene spesso raccomandata.

L’epicondilite è un processo infiammatorio del tendine d’origine dei muscoli estensori della mano; è conosciuta volgarmente come “gomito del tennista”, già che quasi il 50% dei tennisti finiscono per patire questa lesione durante la loro carriera sportiva.

Inoltre è una patologia piuttosto comune ad altre professioni che richiedono intensi sforzi compiuti con le estremità superiori.
L’epicondilite si manifesta con dolore, presente anche in condizione di riposo; nel realizzare l’estensione dorsale, il dolore aumenta, in special modo quando si ostacola il movimento.

Il dolore è presente anche alla palpazione dell’epicondilo sul tendine infiammato.
Il trattamento fisioterapico richiede, in primo luogo, riposo: la riabilitazione è impossibile se manteniamo il livello di sforzo che ha originato la lesione.

Molto probabilmente il medico prescriverà calmanti e antiinfiammatori; è possibile limitare la mobilità con un bendaggio che limiti la prono-supinazione dell’avambraccio e la flesso-estensione della mano.

Dopo l’intervento iniziale per alleviare il dolore, con compresse termiche fredde o con un massaggio locale con un cubetto di ghiaccio, la magnetoterapia può essere consigliata.
Questa tecnica è in grado di rilassare il muscolo, migliorando la microcircolazione, accelerando il trofismo e alleviando il dolore.
La magnetoterapia produce dunque un complesso si effetti che, agendo all’unisono, accelerano il processo di riabilitazione.

 ( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

POSIZIONAMENTO DEI SOLENOIDI NELLA MAGNETOTERAPIA

Magnetoterapia nella zona lombare

I solenoidi si trovano dentro una fascia bicolore a forma di marsupio; posizioniamo la fascia con il lato verde (campo positivo) in direzione della zona lombare per trattare lombalgia, artrosi e contratture, facendo attenzione a mantenere la fascia ben a contatto con la parte del corpo dove sentiamo dolore.

Magnetoterapia nella zona cervicale

L’applicazione è molto semplice.
Il lato della fascia che sta a contatto con la zona da trattare deve essere sempre quello di colore verde.
Se la pressione sul collo non ci dà fastidio, possiamo rimanere seduti o sdraiati.
Consigliamo comunque di effettuare il trattamento stando seduti e facendo in modo che il campo magnetico sia il più possibile centrato nella zona che ci interessa.
Con questa applicazione possiamo trattare osteoporosi, cervicalgia, artrosi e contratture della zona cervicale.

Magnetoterapia per la spalla

Con questo semplice tipo di applicazione (il lato verde positivo è sempre quello a contatto con il corpo) possiamo trattare molte patologie di questa complessa articolazione, dalle fratture alla periartrite scapolo-omerale ed anche le contratture della muscolatura vicina all'articolazione della spalla.

Magnetoterapia all’anca

Qui possiamo vedere la posizione dei solenoidi per trattare la zona coxofemorale.
Mediante questa applicazione possono essere trattate coxartrosi, processi infiammatori, osteoporosi, e contratture della muscolatura periarticolare.
Anche in questo tipo di trattamento il campo magnetico positivo (lato verde) è quello che va a contatto con la zona trattata.

Magnetoterapia al polso

È sufficiente avvolgere il polso in modo che il campo magnetico lo circondi interamente, mantenendo sempre la parte verde positiva a contatto con la parte del corpo da trattare.
Questa applicazione è adatta al trattamento dei deficit del consolidamento in fratture, osteoporosi localizzata, tendinite e artrite.

Magnetoterapia al ginocchio

Assicuriamo i solenoidi alla zona da trattare con il nastro di velcro come nell’immagine.
L’applicazione è adatta alla cura di deficit di ossificazione, tendiniti dei legamenti laterali, processi artritici e artrosici del ginocchio.
Se la posizione dovesse risultare poco comoda o dolorosa, possiamo collocare un asciugamano arrotolato sotto la fossa poplitea e con una leggera flessione del ginocchio, il disturbo svanirà.

Magnetoterapia alla caviglia

Avvolgiamo la caviglia affinché la fascia circondi l’intera articolazione, raggiungendo così la massima efficacia del trattamento.
Le applicazioni più comuni sono per processi artrosici, artritici, osteoporosi, deficit di consolidamento in seguito a fratture, tendiniti e distorsioni.

Magnetoterapia all’articolazione del gomito

Nell’immagine viene mostrata una delle possibili applicazioni per il gomito.
Spostando di poco la fascia in direzione della mano è possibile coprire l’intera articolazione.
Allontanandosi ancora di più dal gomito saremo in grado di coinvolgere nel trattamento anche la muscolatura flesso-estensorea della mano, l’epicondilo e l’epitroclea (per il trattamento delle sue specifiche tendiniti).
L’applicazione si presta al trattamento di patologie come l’artrosi e deficit di ossificazione in seguito a fratture.

( Articolo tratto da www.itechmedicaldivision.com )

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